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Bancarotta, falso in bilancio e frode fiscale per non far fallire una importante testata giornalistica messinese, un arresto ai domiciliari e sei obblighi di firma

L’indagine della Guardia di Finanza avrebbe accertato la manomissione dei bilanci per ottenere finanziamenti poi mai restituiti e il continuo cambio di società per tenere in vita la testata senza pagare i debiti

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L'ARTICOLO ORIGINALE PROVIENE DA QUESTO INDIRIZZO

I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare che prevede la misura degli arresti domiciliari per una persona e l’obbligo di presentazione alla P.G. per altre tre, resesi responsabili dei reati di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e frode fiscale.

L’Autorità Giudiziaria ha, inoltre, disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dei conti correnti, dei beni aziendali, delle quote di capitale e delle azioni intestate all’ultima delle società creata dagli indagati.

Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Messina, Tiziana Leanza, a conclusione di complesse ed articolate indagini di polizia economico finanziaria dirette dalla Procura della Repubblica di Messina e svolte dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza della città dello Stretto.

Secondo l’accusa gli indagati, tutti soci, amministratori e dipendenti di 8 società operanti nel settore dell’editoria e create nell’ultimo decennio, si sarebbero resi autori di ripetute irregolarità nella redazione dei bilanci per occultare lo stato di crisi, simulando una solidità patrimoniale inesistente che gli consentiva di beneficiare di ulteriori finanziamenti che poi non venivano saldati.

Il collaudato modus operandi, elaborato e gestito da B. V., consisteva, secondo gli inquirenti, nel creare società
ad hoc, che venivano gravate di oneri connessi alla titolarità di importanti testate giornalistiche edite nella provincia di Messina, indebitate con l’Erario e con gli istituti previdenziali e successivamente messe in liquidazione con il contestuale spostamento della gestione della testata ad altre imprese momentaneamente in bonis.

Altro elemento rilevato nel corso delle indagini riguarda il ricorso alla forma delle società cooperative per tutte le imprese gestite dagli indagati, funzionale a garantire il godimento di rilevanti agevolazioni fiscali previste per tale forma societaria. Attorno a tali società ruotava l’apparato creato e gestito sotto la regia di B.V., con l’aiuto di una serie di persone a lui fiduciariamente collegate nell’ambito delle compagini sociali delle citate cooperative, che, tra l’altro, condividevano tutte la stessa sede o comunque i luoghi ove si svolgevano le principali attività.

Sistematica era, infine, la ripetizione delle operazioni economiche poste in essere per trasferire verso le nuove società, di volta in volta costituite, la parte più rilevante del patrimonio aziendale.

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